L’Arte Delle Acconciature Africane

Le acconciature sono una forma d’arte che appartiene al mondo africano da secoli. Gli antichi guerrieri etiopi, ad esempio, intrecciavano i loro capelli in modo da potersi distinguere dal resto della popolazione.

Il modo di pettinarsi aveva, quindi, una rilevanza sociale elevatissima.

Esistevano acconciature adatte alla vita di tutti giorni, altre a occasioni eccezionali come matrimoni e funerali.

Tuttavia, in alcune culture, la pettinatura può significare l’età o lo stato civile di una persona. Nella tribù Igbo (Nigeria), le ragazze non ancora sposate acconciavano i capelli in modo diverso da quelle che lo erano già.

Insomma, per gli africani l’acconciatura era una questione seria.

Con il passare dei secoli, l’arte si è modernizzata sempre di più, sbarcando in Occidente con i primi afro-americani.

Dalle donne in schiavitù alle star hip-hop degli anni 90′, le acconciature africane hanno subito un’evoluzione che continua anche ai giorni nostri.

Oggi, i tipi di accociature made in Africa sono tantissimi e sempre più originali, il che rende quasi impossibile selezionare i migliori.

Ma niente paura: lascierò a voi la scelta tra queste macro-categorie.

§ Le Nattes africane o Cornrows braids

Kim Kardashian le ha battezzate “Boxer braids” (treccine da pugile), ma permettetemi di fare luce sulla loro origine.

Innanzitutto, la tecnica consiste nel intrecciare le ciocche lungo tutta l’attaccatura dei capelli, lasciando lo spazio necessario per creare il look desiderato. (gli spazi possono essere più o meno ampi, dipende dalle preferenze).

Le nattes (/nat/), dette anche cornrows in inglese, ricordano molto lo stile hip-hop di fine anni ’90 ma, in realtà, hanno radici molto più profonde.

Infatti, come detto in precedenza, nascono in Etiopia, ma alcune fonti attribuiscono questa acconciatura ai tempi degli antichi egizi.

In breve, le nattes africane esistono nella tradizione africana da secoli, prima ancora delle Kardashian.

(più immagini in Galleria)

§ I Nodi Bantu (Bantu Knots)

Se siete fan di Rihanna, questo look non vi sarà nuovo.

La cantante barbadiana ha sfoggiato l’acconciatura in diverse occasioni, facendo impazzire i social.

Ma da dove provengono i nodi Bantu?

La parola “bantu” risale a più di due secoli fa e veniva utilizzata per descrivere i popoli dell’Africa meridionale.

I nodi Bantu sono anche noti come nodi Zulu, proprio perché le donne di queste popolazioni erano solite portarli.

Al giorno d’oggi i nodi Bantu sono uno dei tanti stili protettivi per i capelli afro naturali: si arrotolano le ciocche su se stesse per proteggerne le punte.

Su, che aspettate? Ora che sapete tutto, correte a provarli!

(più immagini in Galleria qui sotto)

§ Rasta o Dreadlocks

“No woman, no cry” suona familiare? Allora è inutile dire chi sia il re indiscusso di questo stile.

Bob Marley ha reso i dreadlocks un simbolo della Jamaica e della musica reggae. Sapevate, però, che i dread non nascono nei Caraibi?

In realtà, appartengono da secoli alla cultura etiope fin dai tempi dell’imperatore Haile Selassie ( o Ras Tafarai)

Egli fu l’ultimo negus d’Etiopia fino al 1974.

Era noto per i suoi discorsi sulla pace, i quali ispirarono la canzone “War” dello stesso Bob.

Durante una visita nei Caraibi, la popolazione locale lo accolse letteralmente come un dio, tanto che per certe comunità lo considerano una divinità.

La religione che ne deriva prende nome di rastafarianismo. Questo credo è una fusione tra il cristianesimo e la figura di Ras Tafarai, ed è il fondamento della Chiesa ortodossa d’Etiopia.

I dreadlocks hanno quindi una storia antica e legata ad una cultura che unisce più popolazioni.

Le connotazioni negative che sono spesso legate a questa cultura sono molto spesso in fondate e pieni di stereotipi. Come ogni tradizione, anche quella dei dreadlocks è ricca di bellezza.

Adesso che conoscete le radici dello stile tanto amato da Bob, non ve ne siete innamorati anche voi?

(più immagini in Galleria qui sotto)

§ Box braids (Treccine)

Janet Jackson ce le ha mostrate e ora non possiamo più farne a meno.

Le box braids non sono poi così diverse dalla treccine classiche che tutte noi facevamo alle Barbie da piccole.

Partono con una base quadrata (da cui “box”, scatola) e continuano con un modo di intreccio che dia alla treccia uno spessore determinato.

Sono diventate popolari negli Stati Uniti non circa vent’anni fa, ma già conoscete la vera casa produttrice.

L’esperto in cosmesi Emon Fowler afferma che le box braids non siano poi così diverse dalle Eembuvi braids, trecce portate dalle donne della Namibia secoli fa.

E’ iinegabile che le treccine siano l’esempio pù conosciuto dell’arte dell’acconciatura africana.

Sono pratiche, versatili e danno decisamente quel glow in più al nostro look.

E voi, vi siete mai fatti fare le treccine? Oppure, avete provato uno degli altri look qua sopra?

Se sì, qual è il vostro preferito? Non esitate a lasciare un commento qua sotto!

E se avete dei consigli, dei suggerimenti per i prossimi post, sono tutta orecchie!

Mi raccomando, prima di andare, date un’occhiata alla galleria qui sotto! Chissà che non troviate l’ispirazione per un nuovo look.

With love, Stefanie

§ GALLERIA

#Moda #Bellezza #Treccine #Capelli #Storia #Beauty

Pubblicato da Stefanie Sonan

Studentessa presso in CIM (Comunicazione, Innovazione, Multimedialità) l'Università di Pavia. Presidente dell'Associazione Mosaik. Scrittrice per Afroitalian Souls

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